Sinossi

È il 1964. L’anno dell’apertura del traforo del Gran San Bernardo tra la Val d’Aosta e il Canton Vallese, dell’inaugurazione dell’Autostrada del Sole, della villeggiatura di massa a bordo della Seicento, e dei primi topless sulle spiagge italiane. Il Belpaese, nel pieno del boom economico, sta cercando di rinnovarsi, di lasciare andare le vecchie certezze per guadagnarne di nuove.

Il 1964, però, è anche l’anno in cui una giovanissima e apparentemente ingenua Gigliola Cinquetti, allora sedicenne, trionfa al Festival di Sanremo con la canzone Non ho l’età (per amarti). Nasce in quel momento una diva-antidiva che, grazie al suo aspetto rassicurante, fa subito breccia nel cuore di moltissimi italiani, soprattutto dei tanti migranti italiani sparsi nel mondo. Per loro Gigliola è, suo malgrado, la bandiera di quell’Italia di un tempo che si sono ormai lasciati alle spalle. Una bandiera che diventa ben presto oggetto di vera e propria venerazione, al punto di essere sommersa da migliaia e migliaia di lettere.

Immaginate di seguire ora la voce di Gigliola oltre il confine italo-svizzero e di entrare con lei nelle baracche e nelle case dei tanti italiani che in quegli anni, in condizioni più o meno precarie, si trovano in Svizzera e che alla cantante hanno scritto almeno una lettera accorata. Per chiederle una foto, una dedica, per chiederle un aiuto, o anche solo per ringraziarla.

Immaginate ancora di entrare, questa volta ai giorni nostri, nella vita di quattro di quei migranti, per capire cosa ha spinto loro o i genitori a scrivere alla cantante più di cinquant’anni fa e ciò che la cantante veronese ha rappresentato per tutti loro.

Carmela, Gabriella, Lorella, don Gregorio, con i loro racconti di vita, sono straordinarie lenti di ingrandimento sulle tante piccole storie di migrazione italiana che hanno avuto luogo in Svizzera negli anni del boom economico italiano. Quattro storie diverse che raccontano di speranze, sogni, solidarietà, integrazione e riscatto, ma anche (e soprattutto) di lontananza, nostalgia, chiusura, xenofobia, clandestinità e sfruttamento.

Quattro storie lontane eppure così drammaticamente vicine e attuali, tanto da rendere necessaria, oggi come allora, una riflessione profonda sul tipo di elaborazione che hanno compiuto e stanno compiendo Svizzera e Italia sul fenomeno migratorio che coinvolge e segna la vita di tante persone.

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