Maria e Gabriella

Alla Svizzera voglio un gran bene, ma mi tengo stretto il mio passaporto italiano!”

Quando è nata la Gabriella, mi trovavo in Svizzera da tanti anni ormai. Ci sono arrivata io per prima e poi, grazie a me, è stato chiamato anche Armando, che poi è diventato mio marito. Lavoravamo nella stessa fabbrica, poco fuori Zurigo.

Nel tempo libero frequentavamo i nostri amici, che o erano italiani o conoscevano l’italiano. Per questo, anche se vivevamo nella Svizzera tedesca, non abbiamo mai avuto bisogno di imparare il tedesco. Non ce n’era bisogno, né al lavoro né fuori. Ma un po’ mi dispiace di non averlo fatto.

 

In Svizzera siamo stati bene. Abbiamo passato tanti bei momenti insieme alla Gabriella e agli amici. Alla domenica andavamo in piscina, oppure facevamo dei picnic o mangiavamo e bevevamo tutti insieme nella baracca che Armando, con Virgilio e Tino, aveva costruito accanto alla nostra casa. Era sempre una bella festa! E poi insieme alla mia amica Cechi abbiamo fatto dei bellissimi viaggi in diversi paesi!

Quando è arrivato Schwarzenbach io e Armando ci siamo detti che era meglio tornare in Italia prima di essere cacciati via. E così siamo tornati nel paese del Veneto da dove eravamo partiti tanti anni prima. Ma lì siamo rimasti davvero poco, perché io non riuscivo proprio a riabituarmi.

Armando ha sempre avuto problemi agli occhi, ma negli ultimi anni si è aggravato tanto e io non me la sono più sentita di curarlo da sola, perciò abbiamo lasciato il nostro appartamento di Glattbrugg e ci siamo trasferiti in una casa di cura, fuori Zurigo. Ora che lui è mancato, ci vivo da sola ma la Gabriella viene spesso a trovarmi così come anche tante carissime amiche, che vengono a farmi compagnia. Non mi trovo poi male, anche se qui parlano quasi tutti il tedesco.

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