Giornale del Popolo – 22.04.17

Non ho l’età: Le migrazioni di ieri memoria nel presente

nyon Al via il festival Visions du Réel con il ticinese Olmo Cerri Le migrazioni di ieri memoria nel presente Fra i documentari che rappresenteranno il Ticino nella manifestazione, “Non ho l’età” di Cerri parte dalle lettere inviate a Gigliola Cinquetti dai suoi fan per rileggere la migrazione italiana degli anni ’60 e ’70. Il regista ci ha raccontato la genesi del progetto. Qui sopra, una delle lettere che hanno ispirato il film. A sinistra: il regista Olmo Cerri. In basso: altre due immagini tratte da “Non ho l’età”.

di DANIELA PERSICO «Non ho l’età, non ho l’età per amarti… Non ho l’età per uscire sola con te e non avrei, non avrei nulla da dirti.

Perché tu sai molte più cose di me» cantava la sedicenne Gigliola Cinquetti al Festival di Sanremo del 1964. La sua vittoria sorprese il mondo del canto italiano (che vedeva altri nomi tra i favoriti), ma non il pubblico a casa che si sentì investito dall’emozione di questa canzone d’amore limpida e struggente cantata da una ragazzina. Un motivo che farà il giro del mondo, trasformandosi in un sogno di speranza per tanti migranti italiani di quel periodo. Proprio con le riprese RAI della nota gara canora italiana (ma anche grazie ad alcune immagini inedite ritrovate nell’archivio della RSI), prende il via Non ho l’età, il nuovo documentario di Olmo Cerri, giovane ma ormai affermato documentarista che lavora con un affiatato gruppo di amici e collaboratori a Lugano (la REC).

Il film, prodotto da Amka Film di Tiziana Soudani e da Tempesta Film di Carlo Cresto Dina con il sostegno della RSI, è tra i titoli che rappresenteranno il Ticino nella sezione Helvétiques di Visions du Réel insieme a The Sense of Beauty di Valerio Jalongo (espiorazione del CERN) e Alain Daniélou The Way to thè Labyrinth di Riccardo Biadene. Abbiamo incontrato l’autore per scoprire la genesi di un documentario sulla migrazione italiana degli anni ’60/’70 che sa essere semplice e mai banale, in equilibrio tra nostalgia e testimonianza, rimemorazione del passato e lucida analisi del presente. Vision du Réel è uno dei più importanti festival dedicato ai documentari: sei felice della selezione? Sì, ho girato diversi documentari grazie al sostegno della RSI, ma questo è il primo film che sarà presentato a un festival di rilievo internazionale: ne sono orgoglioso. Non ho l’età nasce dal sostegno di una figura di produttrice molto solida, come Tiziana Soudani, e da un gruppo creativo, che è cresciuto negli anni.

Alla fotografia c’è Giacomo Jaeggli e al suono Adriano Schrade. Lo spunto da cui prende il via il film è estremamente interessante: vuoi parlarcene? Avevo letto riguardo a una ricerca scientifica realizzata attorno all’archivio di Trento, dove sono raccolte le 140.000 lettere che la cantante Gigliola Cinquetti ricevette dopo l’immenso successo della canzone. Molte di queste lettere erano di migranti italiani, 2000 riguardano italiani in Svizzera.

Siamo partiti da questa importante scrematura per riuscire a focalizzarci su alcune missive che potessero contenere dei dettagli di biografia del mittente, ma ci siamo presto accorti che l’impresa sarebbe stata ritrovare quelle persone! Come vi siete mossi? I primi anni, una famiglia di immigrati poteva cambiare una casa molto rapidamente, quindi anche se nelle lettere c’erano degli indirizzi non erano validi per il mittente. Così abbiamo cercato presso le aziende per cui lavoravano, che erano spesso citate nelle lettere e poco a poco siamo riusciti a raggiungere quelli che sarebbero diventati i quattro protagonisti della nostra storia. Tra loro ci sono tre donne e un sacerdote: la prevalenza femminile è un caso? Devo ammettere che gli uomini mandavano lettere molto più sdolcinate alla Cinquetti, molti le chiedevano la mano..

. Invece nelle lettere delle donne si trovano degli spunti più interessanti, brandelli della sofferenza che devono affrontare e dei sogni di benessere e felicità per i loro figli. Inoltre la migrazione maschile è già stata affrontata diverse volte, mentre invece il punto di vista femminile è sempre stato tenuto più in ombra. L’immagine della migrazione che emerge dal film è molto dura e ci riporta a quello che sta succedendo ora.

Certamente. Le storie di Carmela, della madre di Lorella, Maria e Gabriella raccontano delle difficoltà di quel periodo, anche del razzismo che hanno subito. Lo stesso che a volte si legge negli sguardi scambiati sui treni che attraversano la frontiera di Chiasso. Non tutte le storie sono storie a lieto fine: solo don Gregorio è tornato al suo paese, vicino a Catanzaro, per libera scelta e anche con un grande tesoro affidatogli dalle comunità svizzere: la possibilità di poter ricostruire una chiesa e dare vita a un centro d’accoglienza per i nuovi migranti.

Il personaggio di don Gregorio è molto forte: un uomo di Chiesa che ha combattuto battaglie politiche determinanti per i suoi concittadini. Ci ha molto colpito rincontro con lui. La sua lotta per i diritti dei migranti italiani di allora, l’impegno sociale nei confronti di chi arriva in Italia sui barconi oggi. Don Gregorio ha mantenuto lo stesso spirito compito e generoso che si legge tra le righe della sua lettera mandata a Gigliola Cinquetti quando era ancora in seminario.

E quale potrebbe essere la canzone che sa raccontare la migrazione oggi? La Non ho l’età dei nostri anni? Difficile dirlo… Anche se quando eravamo nel centro d’accoglienza di don Gregorio abbiamo provato a domandarlo ai ragazzi raccolti lì. Ma non siamo arrivati a una risposta: sarà il tempo a stabilirlo! Visions du Réel, fino al 29 aprile a Nyon. Info: www.visionsdureel.ch..

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